Quando un rapporto si interrompe tra conflitti, ferite, delusioni o tradimenti, che sia un rapporto d’amore, di amicizia o familiare, molto spesso il cuore tende a chiudersi per proteggersi.
È una risposta profonda, spesso inconscia: quando abbiamo sofferto, una parte di noi prova a non sentire più, oppure sente in modo disordinato, oscillante, frammentato.
Una parte di noi continua a desiderare amore, verità, riparazione.
Un’altra, invece, cerca di non sentire più, o di sentire il meno possibile.
Nel mio lavoro mi è capitato spesso di incontrare persone che, sul piano sottile, mostrano una chiusura nella parte posteriore del chakra del cuore, mentre la parte anteriore appare oscillante, instabile, appunto, come se il campo affettivo cercasse ancora un equilibrio.
Anche il chakra della gola, in questi casi, può presentarsi bloccato: come se ciò che si è vissuto non riuscisse più a trasformarsi in parola, verità, ed espressione limpida, l’esperienza viene rifiutata.
Prima di parlare del perdono, però, penso sia importante spiegare in modo semplice cosa intendo quando parlo di chakra.
Secondo la visione energetica e sottile dell’essere umano, i chakra non sono elementi astratti o semplicemente simbolici, ma centri reali del corpo sottile, intrinsecamente connessi all’anatomia del corpo fisico.
Il corpo fisico, non è separato dal corpo sottile: ne è la manifestazione tangibile, la sua espressione visibile e densa nella materia.
Per questo, quando parlo di chakra, non mi riferisco a un’immagine poetica, ma a una dimensione concreta del vivente, percepibile nel sentire, osservabile attraverso i suoi effetti, e studiata da chi si occupa della materia sottile.
I chakra, il cui nome sanscrito significa “ruota”, sono quindi, centri di movimento e di scambio energetico che partecipano all’equilibrio dell’essere umano su più livelli: fisico, emotivo, psichico e spirituale.
Per capirli in modo semplice, possiamo immaginare i chakra, come spiega Roberto Zamperini in Anatomia Sottile, come cabine di trasformazione e distribuzione dell’energia vitale: ricevono, modulano e ridistribuiscono il flusso energetico nell’intero sistema umano.
I chakra principali sono sette e si dispongono lungo l’asse centrale del corpo.
Il primo chakra, alla radice, è legato alla sicurezza, al radicamento, al diritto di esistere.
Il secondo chakra riguarda le emozioni, il piacere, la creatività, la capacità di sentire e lasciarsi muovere dalla vita.
Il terzo chakra è connesso all’identità, alla volontà, all’autostima, alla forza personale.
Il quarto chakra, il chakra del cuore, riguarda l’amore, la compassione, il perdono, la capacità di dare e ricevere.
Il quinto chakra, alla gola, è il centro dell’espressione autentica, della verità e della comunicazione.
Il sesto chakra è il centro dell’intuizione e della visione interiore.
Il settimo chakra, infine, è collegato alla dimensione spirituale, al significato, all’apertura alla coscienza più alta.
I chakra inferiori ci mettono in contatto con la vita incarnata, con il corpo, i bisogni, la materia, le relazioni concrete, l’azione.
I chakra superiori ci collegano invece alla coscienza, all’intuizione, alla comprensione spirituale, alla volontà.
Il chakra del cuore si trova al centro e fa da ponte: unisce il cielo e la terra, lo spirito e il corpo, l’umano e il divino.
Per questo, quando il cuore si ferisce, non si blocca solo un’emozione.
Può alterarsi un intero equilibrio sottile: il dare e il ricevere, il fidarsi, il lasciarsi toccare, il poter parlare, il poter restare aperti senza sentirsi in pericolo.
Il perdono, allora, non è un gesto morale imposto dall’esterno.
Non significa negare il male ricevuto.
Non significa giustificare chi ci ha feriti.
E non significa nemmeno dover tornare dove ci siamo fatti male.
Sul piano profondo, il perdono è un processo di liberazione.
È il momento in cui il cuore smette di rimanere prigioniero della ferita.
È il momento in cui l’energia, lentamente, smette di contrarsi attorno al dolore e ricomincia a fluire.
Perdonare, a volte, non è dire: “Non è successo nulla.”
È dire: “È successo. Mi ha fatto male. Ma non voglio più lasciare che quella ferita governi il mio cuore.”
Ed è proprio qui che il cuore può iniziare a riaprirsi.
Non con la forzatura.
Non con il dovere spirituale.
Ma con dolcezza, verità, presenza e ascolto.
Perché il cuore non si apre quando lo obblighiamo.
Si apre quando torna a sentirsi al sicuro.
Di seguito ti lascio semplici esercizi per favorire l’apertura del cuore:
Porta una mano al centro del petto e una al basso ventre. Respira lentamente, e resta in ascolto per qualche minuto.
Puoi ripetere dentro di te:
Mi apro con dolcezza.
Posso sentire senza perdermi.
Il mio cuore può guarire.
Ogni sera scrivi una risposta a questa domanda:
Che cosa sto ancora trattenendo nel cuore?
Non per giudicarti, ma per dare voce a ciò che è rimasto chiuso.
Una miscela di Fiori di Bach e Fiori Californiani che armonizza il cuore al perdono potrebbe essere:
- Star of Bethlehem
- Holly da sostituire con Yerba Santa se senti tristezza
- Willow da sostituire con Pine se senti senso di colpa
- Walnut
- Bleeding Heart
Quando il perdono tocca ferite affettive profonde, di nutrimento, abbandono o mancanza d’amore è utile assumere il fiore Californiano Mariposa Lily.
Apro il cuore, lascio andare il veleno della ferita, trattengo l’esperienza e libero l’amore.
Può aiutare anche un gesto semplice del corpo: dopo avere massaggiato qualche goccia della miscela floreale che aiuta ad aprire il cuore al perdono al centro del petto e sulla gola, apri le braccia e solleva lo sterno, respira profondamente nello spazio del petto, restando presente e rilassato, senza alcuno sforzo.
E quando senti che il dolore è ancora vivo, non chiederti subito se sei pronto a perdonare.
Chiediti prima:
Sono pronto ad ascoltare il mio cuore senza abbandonarlo?
Da lì, molto spesso, comincia la vera guarigione.